Nel film “Ai confini del paradiso” del regista Fatih Akin (Turchia 2007), appena uscito sui nostri schermi, un amore lesbico tra Ayten, una ragazza turca perseguitata politica e rifugiata in Germania, e la studentessa Lotte, che segue l’amata nel suo rischioso ritorno nella terra natale, dopo il rifiuto del governo tedesco di concederle l’asilo politico. Con Hanna Schygulla nel ruolo della madre di Lotte, Susanne, che sostiene la figlia raggiungendola a Istanbul per aiutarla a liberare Ayten. Schygulla, qui madre di una lesbica, ha a sua volta rappresentato sullo schermo l’amore tra due donne nel film “Lucida follia” di Margarethe Von Trotta del 1983, insieme ad Angela Winkler. <!– –>
Homogenius
Un nuovo gioco da tavolo gay-lesbico-trans: Homogenius. Ne parla Kathy Belge su Lesbian Life, dopo averlo collaudato con le amiche. Da due a sei persone possono partecipare al gioco rispondendo a domande sulla cultura lgbt. Si usano dadi e carte per procedere e la prima persona che “esce dall’armadio”, cioè fa “coming out”, arrivando alla fine ha vinto. Per ordinare il gioco, insieme ad altri come “Gay Trivia”: http://www.homogeniusthegame.com/.
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Sindaci gay
In una intervista esclusiva alla rivista lgbt francese Tetu, il sindaco gay di Berlino Klaus Wowereit parla della sua esperienza, paragonandola a quella del sindaco gay di Parigi Bertrand Delanoe. Wowereit, rievocando il suo coming out sei anni fa, lo definisce “venuto dalla pancia”, senza calcoli politici, e dichiara di non rimpiangere niente. Ha scelto una visibilità decisa, portando il suo compagno alle cerimonie ufficiali e lasciandosi fotografare abbracciato con lui all’annuncio della sua rielezione. Più discreto invece lo stile di Delanoe; ma, come sottolinea Wowereit, la situazione è “abbastanza diversa in Francia”, dove “la vita privata sembra occupare un posto meno importante nei media”. Secondo il sindaco di Berlino, però, la visibilità “attiva” è pagante in termini elettorali ed ha favorito la sua riconferma nella carica di sindaco: “Ho constatato che, soprattutto tra i giovani, il mio venir fuori è stato spesso interpretato come una testimonianza di fiducia da parte mia. Questo mi ha certamente attirato la simpatia dei berlinesi”. Inizialmente era braccato dai giornalisti, ma ora “la situazione si è normalizzata”. La curiosità lo investe “come tutti i politici”.
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BARI, Novembre 2007.
Un ragazzo di 20 anni è stato picchiato con violenza da un gruppo di cinque persone perchè gay. La notizia è stata pubblicata oggi dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”. L’episodio – sul quale indagano i carabinieri – è avvenuto in viale Unità d’Italia, a Bari. I cinque, secondo quanto riferisce il quotidiano, hanno chiamato per nome la vittima e prima di prenderlo a calci e a pugni, lo hanno accusato di essere un omosessuale. Poche le persone che erano in strada in quel momento e che comunque non sono intervenute. Il ragazzo ha riportato contusioni varie ed una leggera infrazione all’omero che potrebbe pregiudicare la sua attività di musicista.
(25 novembre 2007) La Repubblica
ADN-Kronos – Roma, 25 nov. -
‘Quanti episodi di violenza, aggressione, assalti dobbiamo ancora subire perche’ il Governo si dia finalmente una mossa? Me lo chiedo perche’ e’ da quando si e’ insediato che insistiamo che si affronti di petto la violenza ondata d’omofobia, lesbofobia, transfobia, che e’ alimentata e utilizzata dalle frange estreme della destra, di cui da tempo vogliamo che siano finalmente messe fuori legge’. Lo afferma Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. ‘In Commissione Giustizia della Camera e al Vice Ministro degli Interni a giugno abbiamo presentato un lungo dossier sull’omofobia in Italia -
prosegue Mancuso – Si e’ mosso poco e intanto, mentre la Commissione discute se approvare velocemente lo stralcio dello stalking e dell’estensione della Legge Mancino ai reati d’odio contro le persone lgbt, proseguono le violenze contro le donne e contro i gay, le lesbiche, i/le trans. Al ragazzo di Bari, nell’esprimere tutta la nostra solidarieta’ assicuriamo che il tema della violenza e’ il nostro primo assillo, per questo chiediamo a questo punto, che il Governo si assuma le sue responsabilita’ e approvi immediatamente un decreto legge sull’estensione della Legge Mancino’.
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Trovo e, volentieri, pubblico.Gentile redazione, nel giornale di ieri, a pagina 17, nell’articolo “La Prestigiacomo: noi tra urla e insulti” ci sono le fotografie di 4 donne: Prestigiacomo, Pollastrini, Turco, e la mia. Avete riportato il pensiero di quattro donne: peccato che il quarto sia della Melandri che non compare in fotografia ma ha comunque diritto di parola. Ma di me solo l’immagine: un’immagine aggressiva a simboleggiare le donne ” cattive “. Rivendico il diritto di parola , come avete dato alle altre immagini .
L’organizzazione della manifestazione aveva esplicitato che, chi aveva partecipato al family day e aveva firmato il pacchetto sicurezza e leggi contro l’autodeterminazione delle donne , rimanesse
fuori dal corteo. Nella proposta Pollastrini Bindi sulla famiglia si prospetta addirittura il reinserimento del marito- padre violento- stupratore nella ” famiglia”.
La Prestigiacomo poi pretende di colonizzare le donne immigrate ( e possibilmente anche non immigrate ) imponendo per legge e non attraverso politiche sociali e culturali la sua cultura. Nel passato governo ha firmato tutto ciò che era possibile firmare contro l’autodeterminazione delle donne. Sia l’altro governo che questo hanno espresso leggi sul lavoro che prima di tutti penalizzano le donne, come sempre. Perché allora tanta arroganza per entrare, non invitate , in una manifestazione trasversale di donne che manifestano contro tutto ciò che queste donne hanno fatto sulla nostra pelle? Di chi è la vera violenza ? E di chi l’arroganza di voler parlare al posto nostro usandoci per la loro immagine politica? Non lo fanno già tutti i giorni ?
Ma in quella foto stavo cercando di farmi ascoltare, inascoltata , dalla stampa di cui è la maggior colpa di ciò che è successo perché, con centinaia di migliaia di donne di tutte le età, etnie, vissuti
diversissimi, con mille cose serie da dire, giornalisti e fotografi erano ammassati, nella foto se ne vedono solo due ma oltre il taglio erano tanti, su una donna che esprime tutto ciò che la piattaforma
della manifestazione denuncia e condanna.
Il gossip è l’incultura per eccellenza . L’incultura prodotta per scelta è una grave responsabilità che vi prendete perché genera ignoranza, odio, barbarie. E in tutto questo a pagare , come sempre , prime sono le donne. Meditate ogni volta che passate il messaggio che cattivo è chi rivendica diritti e dignità, le donne che non ci stanno a farsi usare a qualsiasi livello, i lavoratori, i poveri, i migranti, i disredati, e invece buono è ricco, potente, famoso.
Brutto mondo . Pensateci un po’.
Mariella Saviotti- Bologna
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Maria Mercè Marçal
“La passione secondo Renée Vivien”
Luciana Tufani Editrice, pp.361 + ill., 15 euro
Presentazione
Renée Vivien – poeta, ribelle, Saffo ‘900 – viene prendendo corpo attraverso la visione che hanno altri di lei, o forse sarebbe meglio dire: che danno di lei. La sceneggiatrice Sara T. ne segue le tracce a Parigi, nelle biblioteche e nei musei. Il quadro che ne esce è di una poeta femminista ante-litteram, di una sensibilità estrema, che visse alla mercé della passione per Natalie Clifford-Barney, detta l’amazzone. Vita e letteratura si mescolano in Renée Vivien.
Contenuto
“Se qualcuno parla di me, senza dubbio mentirà” ha scritto Renée Vivien. Sara T., che sta scrivendo la sceneggiatura di un film sulla poeta, vuole evitare questo rischio. “Renée è stata uno di quei personaggi mitici che funzionano come uno schermo: tutti vi proiettano il proprio immaginario” dice, “ho voluto contrastare questa tendenza accedendo alla maggior complessità possibile di dati biografici e ambientali. Ed è un pozzo senza fondo”. Così le è chiaro solo l’inizio del film: “Inizierà con la morte di Renée. In un ambiente tenebroso, gotico: l’appartamento tutto tappezzato di blu scuro, con le vetrate violette e la notte tempestosa che, già da soli, rendono il tono – e non invento niente. Renée morì circondata di gente e le si attribuiscono un mucchio di ultime parole. Tutte cariche di senso. Sembra che in questo caso tutti quanti sentirono ciò che volevano sentire. Da una professione di fede assoluta del suo cattolicesimo da ultim’ora, passando per un’affermazione estrema del suo amore per Natalie, proseguendo con una difesa a oltranza del suo mestiere letterario, fino a uno struggente “maledico mia madre” che a me, personalmente, sembra più attraente degli altri, però altamente improbabile. Con che criterio scegliere?”
Autrice
(1952-1998) è stata una delle maggiori scrittrici catalane contemporanee. Ha scritto soprattutto poesie, di cui sono state pubblicate più di dieci raccolte, da “Cau de llunes” (1977) al “Raó del cos” (postuma nel 2000), all’antologia anch’essa postuma “Contraban de llum” (2001). Ha anche tradotto moltissimo, da Marguerite Yourcenar a Marina Cvetaeva, e fondato una casa editrice, Llibres del Mall, che si è occupata soprattutto di poesia. “La passió segons Renée Vivien” (1994) è il suo unico romanzo, che è stato accolto con grande apprezzamento e ha vinto i più importanti premi letterari. In italiano, tranne qualche poesia, le opere di Maria Mercè Marçal non erano ancora state tradotte. “La passione secondo Renée Vivien” è la prima a venire pubblicata, contemporaneamente alla raccolta di poesie “Disgelo” (Desglaç), anch’essa nelle edizioni Tufani.
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In Gran Bretagna il disegno di legge del governo che dovrebbe vietare l’incitamento all’odio nei confronti degli omosessuali si è scontrato con l’opposizione dell’Attorney General, massima autorità giudiziaria. Il ministro della Giustizia Jack Straw vorrebbe emendare una legge sull’incitamento all’odio razziale e religioso in modo da tutelare anche i gay. Ma l’Attorney General, la baronessa Scotland of Asthal, ritiene inopportuno un intervento legislativo. Secondo la magistrata, inoltre, l’emendamento alla legge sull’incitamento all’odio religioso e razziale rischia di esser respinto in parlamento dalla Camera dei Lords. Dalla parte della baronessa magistrata si sono schierati vari autorevoli opinionisti dei principali giornali, che hanno messo in discussione il bisogno di una nuova legge. E anche Rowan Atkinson, il comico di “Mr Bean”, si è dichiarato perplesso per i freni che la legge, a suo dire, metterebbe ai lazzi di attori e gente di spettacolo a proposito dei gay, minacciando la libertà di espressione. A favore “senza se e senza ma” della legge contro “l’incitamento all’omofobia” è invece Maria Eagle, sottosegretaria di stato alla Giustizia: ha una sorella, Angela, che è l’unica parlamentare lesbica dichiarata, e sa bene che l’incitamento all’odio non ha proprio niente a che fare con l’umorismo.
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A FIRENZE …
ASCA-Firenze, 26 nov -
Il giudice del Tribunale di Firenze ha respinto il ricorso della coppia di gay fiorentini che avevano chiesto di potersi sposare, ma sottolinea che ”nella societa’ attuale cio’ sarebbe concepibile”. Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, nel marzo scorso, avevano presentato al Comune di Firenze la richiesta per le pubblicazioni di matrimonio. Richiesta che era stata respinta e proprio contro la decisione del Comune i due, il 12 giugno, avevano presentato ricorso al Tribunale ordinario di Firenze. Lo scorso 22 ottobre il giudice Maria Lorena Papait ha ”ritenuto di condividere le ragioni addotte dall’Ufficiale di stato civile del Comune” perche’ ”dall’ordinamento si desume chiaramente e inequivocabilmente una nozione di matrimonio implicante la diversita’ di sesso dei nubendi”, in base agli articoli 107,108, 143, 143 bis, 156 bis del codice civile. Il giudice pero’ rileva che tali norme risalgono ”a un’epoca in cui non era immaginabile dal punto di vista giuridico un matrimonio tra persone dello stesso sesso, mentre nella societa’ attuale sarebbe concepibile”. Il giudice precisa pero’ che si tratta di ”una valutazione rimessa al legislatore” e che ”non spetta certo all’autorita’ giudiziaria, che non ha il potere di istituzionalizzare e dare rilevanza giuridica ai mutamenti del costume e della realta’ sociale”. ”La decisione del tribunale non e’ condivisibile – replicano Piomboni e Pegoraro, assistiti dall’ avvocata Paola Pasquinuzzi – perche’ ogni giudice deve assicurare ai cittadini di godere dei propri diritti, sanciti dalla Costituzione, soprattutto quando gli stessi vengono riconosciuti come diritti fondamentali a livello internazionale, come il diritto di sposarsi”. I legali della coppia hanno presentato quindi un altro ricorso, lo scorso 14 novembre, alla Corte d’Appello di Firenze e sono pronti, eventualmente, ad andare anche in Cassazione. ”La giurisprudenza – sottolinea l’avvocato Pasquinuzzi – puo’ intervenire per riconoscere un principio essenziale, semplicemente interpretando le norme, dato che nel nostro ordinamento non c’e’ una definizione di matrimonio. Il giudice poi deve tener conto oltre che della Costituzione, che non parla di matrimonio tra uomo e donne ma semplicemente di famiglia, anche dei principi comunitari”.
E INTANTO IN MAROCCO…
(Apcom) -
Due gay marocchini della città di Qasr al Kabir, nel nord del regno nordafricano, avrebbero tenuto nozze pubbliche, provocando l’ira islamica di diversi fedeli, che venerdì scorso hanno scatenato la violenza, mettendo a soqquadro la città. Lo racconta oggi il quotidiano al Quds al Arabi. Il giornale riferisce che venerdi scorso “alla fine della preghiera, 10mila fedeli usciti dalle moschee hanno messo a ferro e fuoco la città”. L’obiettivo principale della furia islamica è stata – scrive al Quds al Arabi – “la casa degli sposi che si sono messi in salvo per miracolo, mentre solo l’intervento della polizia ha evitato il saccheggio del negozio di un orefice accusato di avere sponsorizzato le nozze blasfeme”. La situazione nella città è tuttora tesa e si teme che si possano ripetere episodi di violenza. Tutto, secondo il giornale, sarebbe iniziato con un presunto matrimonio pubblico tra gay celebrato dieci giorni prima. I due “sposi” avrebbero celebrato la loro unione in grande stile. Tra l’altro avrebbero organizzato un enorme banchetto nuziale, al quale si sarebbero presentate decine di gay “di ambedue i sessi”, scrive al Quds al Arabi. Particolarmente grave, secondo i”vendicatori”, sarebbe stato il fatto che una pattuglia di polizia, sul luogo per mantenere la sicurezza per i convitati, si sarebbe addirittura
unita alle libagioni.
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Una compagnia di produzione televisiva di Omaha, nel Nebraska, ha prodotto la prima serie di cartoni animati con due mamme lesbiche & figlio: “Buddy G – My two Moms and Me”. Il cartoon è stato creato da due donne, Donna Colley e Margaux Town-Colley, ispirate all’impresa dalla nascita del loro bambino Grayson, sei anni fa; hanno deciso di realizzarlo in modo che le famiglie come la loro abbiano a disposizione almeno un film a disegni animati in cui i loro figli possano riconoscersi. Ed è appunto un prodotto “familiare”, realizzato senza le grandi risorse tecnologiche di Pixar o Disney. Il dvd con il primo episodio di “Buddy G” è in vendita online a http://buddyg.tv/ per 10 dollari. Intanto la legge del Nebraska non consente ancora a Margaux e Donna di essere entrambe madri legali di Grayson. Lottano ormai da anni per ottenere questo riconoscimento ( LINK ). Ma forse adesso “Buddy G” le aiuterà a conquistarlo.
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Effetto palco, fuori programma
di Ida Dominijanni
Si fa presto a dire «intolleranza», come fa la presidente del Telefono Rosa, o addirittura «ingiustificabile prevaricazione», come fa la presidente dei senatori dell’Ulivo Anna Finocchiaro. Si fa presto a giocare con le parole, come fa la ministra Melandri, dando delle «violente» alle militanti anti-violenza che l’hanno contestata. Si fa presto a titolare sulle contestazioni a Melandri, Turco, Pollastrini, Prestigiacomo, come fanno in coro le tv, dopo aver contribuito con le dirette a mettere al centro della scena le politiche di professione.
La verità è che le organizzatrici erano state chiare nelle loro intenzioni della vigilia: non volevano tra loro personalità politiche che avessero aderito al family day, che avessero preso posizioni familiste contrarie vuoi all’autodeterminazione femminile vuoi al riconoscimento di gay trans e lesbiche, che avessero dato il loro ok al pacchetto sicurezza, che avessero dato fiato alle campagne razziste anti-migranti in nome della tutela delle donne. Non erano esclusioni ad personam, e nemmeno riportabili alle consuete discriminanti dello scacchiere politico, destra-sinistra o governo-opposizione. Erano discriminanti politiche di merito, rivolte a destra e a sinistra, all’opposizione e al governo, che sarebbe stato opportuno prendere sul serio, perché sul serio vincolavano il programma anti-violenza della manifestazione a un orientamento anti-familista, anti-omofobico, anti-securitario, anti-razzista.
Ministre ed ex-ministre non l’hanno preso sul serio, bypassando allegramente i loro trascorsi familisti (Prestigiacomo) e le loro connivenze securitarie (Turco, Pollastrini, Melandri). E figurandosi – al solito – una manifestazione di donne come un giulivo raduno impolitico, tenuto insieme dal minimo comun denominatore del no alle botte e agli stupri e indifferente al (o manipolabile dal) modo in cui la politica istituzionale declina quotidianamente il tema della violenza. Ci hanno aggiunto infine il sale e il pepe dell’arrivo al corteo sotto scorta (Prestigiacomo, anche se su questo particolare le testimonianze divergono), e dell’automatico accomodarsi sotto i riflettori de La7 (Turco, Pollastrini e Melandri). Come non avessero mai sentito dire, queste ultime, che alle forme della rappresentazione mediatica il movimento femminista è da sempre sensibile quanto e più che alle forme della rappresentanza politica. E che se una manifestazione sceglie di concludersi in una piazza senza palco e senza leader, non è per fare spazio a una leadership di governo su un palco televisivo.
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