A FIRENZE …
ASCA-Firenze, 26 nov -
Il giudice del Tribunale di Firenze ha respinto il ricorso della coppia di gay fiorentini che avevano chiesto di potersi sposare, ma sottolinea che ”nella societa’ attuale cio’ sarebbe concepibile”. Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, nel marzo scorso, avevano presentato al Comune di Firenze la richiesta per le pubblicazioni di matrimonio. Richiesta che era stata respinta e proprio contro la decisione del Comune i due, il 12 giugno, avevano presentato ricorso al Tribunale ordinario di Firenze. Lo scorso 22 ottobre il giudice Maria Lorena Papait ha ”ritenuto di condividere le ragioni addotte dall’Ufficiale di stato civile del Comune” perche’ ”dall’ordinamento si desume chiaramente e inequivocabilmente una nozione di matrimonio implicante la diversita’ di sesso dei nubendi”, in base agli articoli 107,108, 143, 143 bis, 156 bis del codice civile. Il giudice pero’ rileva che tali norme risalgono ”a un’epoca in cui non era immaginabile dal punto di vista giuridico un matrimonio tra persone dello stesso sesso, mentre nella societa’ attuale sarebbe concepibile”. Il giudice precisa pero’ che si tratta di ”una valutazione rimessa al legislatore” e che ”non spetta certo all’autorita’ giudiziaria, che non ha il potere di istituzionalizzare e dare rilevanza giuridica ai mutamenti del costume e della realta’ sociale”. ”La decisione del tribunale non e’ condivisibile – replicano Piomboni e Pegoraro, assistiti dall’ avvocata Paola Pasquinuzzi – perche’ ogni giudice deve assicurare ai cittadini di godere dei propri diritti, sanciti dalla Costituzione, soprattutto quando gli stessi vengono riconosciuti come diritti fondamentali a livello internazionale, come il diritto di sposarsi”. I legali della coppia hanno presentato quindi un altro ricorso, lo scorso 14 novembre, alla Corte d’Appello di Firenze e sono pronti, eventualmente, ad andare anche in Cassazione. ”La giurisprudenza – sottolinea l’avvocato Pasquinuzzi – puo’ intervenire per riconoscere un principio essenziale, semplicemente interpretando le norme, dato che nel nostro ordinamento non c’e’ una definizione di matrimonio. Il giudice poi deve tener conto oltre che della Costituzione, che non parla di matrimonio tra uomo e donne ma semplicemente di famiglia, anche dei principi comunitari”.
E INTANTO IN MAROCCO…
(Apcom) -
Due gay marocchini della città di Qasr al Kabir, nel nord del regno nordafricano, avrebbero tenuto nozze pubbliche, provocando l’ira islamica di diversi fedeli, che venerdì scorso hanno scatenato la violenza, mettendo a soqquadro la città. Lo racconta oggi il quotidiano al Quds al Arabi. Il giornale riferisce che venerdi scorso “alla fine della preghiera, 10mila fedeli usciti dalle moschee hanno messo a ferro e fuoco la città”. L’obiettivo principale della furia islamica è stata – scrive al Quds al Arabi – “la casa degli sposi che si sono messi in salvo per miracolo, mentre solo l’intervento della polizia ha evitato il saccheggio del negozio di un orefice accusato di avere sponsorizzato le nozze blasfeme”. La situazione nella città è tuttora tesa e si teme che si possano ripetere episodi di violenza. Tutto, secondo il giornale, sarebbe iniziato con un presunto matrimonio pubblico tra gay celebrato dieci giorni prima. I due “sposi” avrebbero celebrato la loro unione in grande stile. Tra l’altro avrebbero organizzato un enorme banchetto nuziale, al quale si sarebbero presentate decine di gay “di ambedue i sessi”, scrive al Quds al Arabi. Particolarmente grave, secondo i”vendicatori”, sarebbe stato il fatto che una pattuglia di polizia, sul luogo per mantenere la sicurezza per i convitati, si sarebbe addirittura
unita alle libagioni.
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